di solito, la febbre per andare via
da sola, impiega 7 giorni, mentre con
l’uso dei farmaci impiega una settimana.
Mark Twain

La parola PLACEBO deriva dal latino e significa “io piacerò”. Spesso si parla di effetto placebo come conseguenza dell’azione di una finta terapia, con nessun principio attivo, ma che crea, lo stesso, dei benefici in chi la esegue. L’effetto placebo è spesso così eclatante che quando bisogna testare un farmaco, bisogna sempre scegliere un gruppo di pazienti come riferimento, somministrando loro, una terapia finta e paragonando i benefici con quelli che hanno effettuato la terapia vera. Da poco si è iniziato a studiare questo fenomeno molto affascinante che permette di gettare uno sguardo sulle complesse relazioni tra mente-cervello-corpo; l’effetto placebo può essere considerato un fenomeno biologico che avviene nel cervello del paziente; una sorta di terapia finta, ma carica di significato simbolico, tale da indurre aspettative positive, capaci di plasmare il corpo e produrre beneficio. Nell’effetto placebo, l’evento mentale (il pensiero positivo, l’aspettativa) attiva circuiti cerebrali che conducono al miglioramento. Oggi è possibile studiare questo fenomeno con un livello di dettaglio superiore, rispetto al passato, ciò grazie a tecniche di indagine come la PET a risonanza magnetica funzionale. Tale tecnica per immagini permette di visualizzare le aree del cervello che si attivano, in relazione al tipo di pensiero che un paziente realizza. In queste indagini si vede come il pensiero sia strettamente legato alla attività nervosa, supportando la teoria dell’emergentismo di Sperry, secondo la quale, l’assemblaggio e l’interazione di atomi e molecole, nel cervello, in modo assai complesso fa emergere nuove proprietà. Sperry fa l’esempio di come le molecole d’acqua, prese singolarmente, non godano della proprietà della liquidità, ma che assemblandosi la realizzano; allo stesso modo la rotondità emerge dall’assemblaggio degli atomi e delle molecole di una ruota e non dagli atomi stessi!! Quindi il pensiero come una proprietà complessa, che emerge dall’attività nervosa; lo stato mentale come conseguenza dell’attività cerebrale. Ma come la rotondità influenza la molecole stesse della ruota, allo stesso modo, lo stato mentale, che emerge da quello nervoso, a sua volta influenza l’attività nervosa!!
Nell’effetto placebo lo stato mentale determina tre fenomeni principali, che condizionano il corpo: la riduzione dell’ansia, le aspettative positive agiscono come modulatore di ansia, strettamente connessa all’intensità del dolore; il meccanismo di ricompensa: quando otteniamo una ricompensa, come il denaro, un elogio, un risultato positivo, un rapporto sessuale, un traguardo raggiunto, del cibo; il nostro cervello, in particolare una zona chiamata nucleo di accumbens, produce un neurotrasmettitore chiamato dopamina che determina in noi un senso di piacere, modificando la nostra neurofisiologia. L’ultimo fattore è il condizionamento acquisito: il nostro cervello è capace di associare ad una finta terapia, una riduzione del dolore, per cui se viene somministrata, in maniera ripetuta, una reale terapia farmacologica ad un paziente e questo ne trae giovamento, quando al posto della vera terapia si usa un placebo, il cervello assocerà alla terapia un giovamento, attivando vie neurofisiologiche associate al piacere.
Gli studi sul placebo hanno portato ad una serie di esperimenti che hanno evidenziato le situazioni di efficacia del fenomeno:
1. Efficacia della psicoterapia: esperimenti scientifici hanno evidenziato come il semplice contatto umano con finti psicoterapeuti determinasse percentuali di giovamento paragonabili a quelle dei veri psicoterapeuti.
2. Medicina alternativa: si ritiene che l’apparente successo di queste medicine sia legato al particolare rapporto tra medico-paziente, dove la componete psicologico-emotiva, di gran lunga migliore rispetto al rapporto tra medico-paziente della medicina tradizionale, determina un miglioramento legato all’effetto placebo.
3. Placebo e dolore: i risultati più eclatanti si hanno in relazione a situazioni di dolore, dove al paziente viene detto che gli verrà somministrato un potente antidolorifico e di verificare il giovamento percepito. Ebbene in tal caso i pazienti riferiscono, anche in presenza di placebo, un sensibile miglioramento. Da un punto di vista chimico le sostanze che sono secrete nel nostro cervello ed incidono sull’analgesia della persona sono di 2 tipi: Gli oppioidi (endorfine, morfina, ecc..) e gli endocannabinoidi (come la cannabis), dei quali si conosce molto meno rispetto ai primi.
4. Placebo ed antidepressivi: interessanti risultati si hanno anche somministrando placebo a persone depresse, dicendo loro che stanno assumendo farmaci contro la depressione. Addirittura il placebo si è rivelato avere un’incidenza positiva maggiore (circa 50%) rispetto al farmaco vero e proprio (circa il 25%). Il restante 25% è legato alla remissione spontanea dei sintomi legati alla depressione.
5. Parkinson: il placebo da buoni risultati anche in presenza di malattie come il morbo di Parkinson, dove la riduzione di tremori nell’unità di tempo è paragonabile a quella dei farmaci antiparkinsoniani.
6. Placebo ed ormone della crescita (GH) per Condizionamento: se ad un paziente viene somministrato un farmaco capace di aumentare i livelli di ormone della crescita e tale farmaco è somministrato per ¾ giorni di seguito, al 5° giorno se al paziente gli viene dato un placebo, l’effetto sarà di aumentare lo stesso i suoi livelli di somatotropina.
7. Placebo ed angina pectoris: i primi esperimenti sul placebo hanno riguardato anche finte incisioni chirurgiche che hanno determinato un condizionamento psicologico, capace di eliminare anche disturbi come l’angina pectoris.
8. Tosse, asma e placebo: anche in questi studi si è evidenziato l’efficacia in maniera eclatante dei placebo nei confronti dell’asma. Se ad un paziente viene detto che gli verrà somministrato un potente farmaco anti asma, ma gli viene dato un placebo, egli migliorerà sensibilmente. Addirittura recenti studi hanno misurato un’efficacia dei placebo nella tosse di circa l’85%, lasciando solo il 15% di efficacia agli effetti farmacologici contro la tosse.
9. Placebo e sesso: interessanti studi si sono avuti anche in ambito sessuale; in particolare si è visto come un placebo al posto del Viagra sia capace di migliorare la performance sessuale anche del 45%, 22% e del 10% al cospetto di un 85% per un rapporto completo, di un 59% per un’erezione e del 19% per un’eiaculazione. Da qui la riflessione sul significato simbolico degli afrodisiaci, che altro non sono che placebo, che determinano aspettative positive nei confronti della performance sessuale.
10. Placebo e sport: esperimenti condotti su atleti hanno evidenziato che spesso l’aspettativa di miglioramento della performance fisica, legata ad una sostanza dopante, determina risultati più che apprezzabili: di circa il 10% in più nei sollevatori di pesi e di circa il 4% in altri atleti.
11. Placebo e morfina: se si somministra in modo ripetuto ad un paziente della morfina per diminuirgli il dolore e poi la si sostituisce con un placebo, l’aspettativa positiva determinerà lo stesso un miglioramento clinico.
Questi ultimi due casi mettono in luce dei problemi di natura etica: è giusto ingannare un paziente, se tale inganno determinerà un sensibile suo miglioramento? È giusto informarlo su diagnosi fortemente negative che determineranno forti aspettative negative, modificando in maniera peggiorativa il suo stato fisico (un effetto nocebo)? È giusto dire agli atleti che assumeranno una sostanza dopante, solo per determinare in loro aspettative positive, tali da migliorare la loro performance? Si potrebbe sostituire il farmaco con un placebo in queste situazioni? La risposta a questa ultima domanda è no!! L’efficacia del Placebo è estremamente variabile da persona a persona, inoltre la sua efficacia è più limitata nel tempo, per cui se ad un paziente viene dato un farmaco si ottiene un beneficio di 2/3 ore, lo stesso placebo determina nel medesimo paziente un beneficio sensibilmente minore.
Le conoscenze acquisite sull’effetto placebo, ci permettono di fare considerazioni su come la “fiducia nel risultato”; “la scomparsa di un dolore quando ci si aspetti che vada via”; “la presenza di piacere, quando ci si aspetta il piacere” sono temi che richiamano, il ruolo dell’ottimismo e l’importanza del pensare positivo. Si pensi “ai leader” che non conoscono la neurofisiologia chimica, ma hanno percezione di come la mente possa influenzare il corpo, un film mentale che assume connotati di successo, determina il successo stesso. La capacità di instillare fiducia nelle persone, di coinvolgere da un punto di vista emotivo, di creare piacere in loro, di pervadere di ottimismo, genera meccanismi di ricompensa di cui accennato e di riflesso, modificazioni neurofisiologiche connesse all’effetto placebo. La stessa cosa si può pensare della moda, della musica. Quando certi fenomeni vengono studiati da un punto di vista scientifico, effettuando esperimenti di doppio cieco, eliminando il contesto sociale e psicologico che li pervade, allora emerge la vera efficacia di un’azione. Si può pensare ai vestiti firmati, in cui placebo è il cartellino firmato e l’effetto placebo è il senso di piacere che proviamo per quel capo!! Si può pensare al comico che ci fa ridere, non perché è divertente, ma in quanto inserito in un contesto dove tutti ridono!! Si può pensare al cantante del momento, le cui canzoni ci interessano, non realmente, ma perché frutto delle mode del momento!! E cosi anche con la politica, la religione, ecc. Voglio chiudere con un esempio che meglio di tutti, a mio avviso, può render conto di come la mente influenzi il corpo: siamo negli ultimi minuti supplementari di una importante partita di calcio, i giocatori sono stanchissimi ed in preda a crampi, trascinano il pallone in avanti con la forza dei nervi, quando quest’ultimo arriva al limite dell’area di rigore e SEMPRONIO, che 2 minuti prima era stato colto da crampi, fa partire un tiro che s’infila all’incrocio dei pali!! Sempronio fa una corsa di 100 metri, dimenticando tutta la sua stanchezza per andare ad esultare sotto la sua curva opposta. I crampi? Il dolore? La fatica? Solo lontani ricordi, la sua gioia ha spazzato via tutto!!!

PLACEBO, articolo in formato pdf

  1. L’Universo elegante di B. Greene
  2. Il pollice del panda di S.J. Gould.
  3. Uomini, donne e code di pavone di J. Miller.
  4. Intelligenza emotiva di D. Goleman
  5. Il mondo di sofia di J. Gardner
  6. I Draghi dell’EDEN di Carl Sagan
  7. Storia della FILOSOFIA GRECA di L. De CRESCENZO
  8. Alice nel paese dei quanti, R. Gilmore
  9. Da zero a tre anni, P. Angela
  10. Viaggio nella scienza, P. Angela
  11. da zero a tre anni di p. Angela
  12. Il libro di fisica, I. Asimov
  13. Il mago dei numeri, M. Enzemberg
  14. Comunica la scienza, G. Carrada
  15. L’animale irrazionale, D. Mainardi
  16. Teoria e pratica della persuasione, R. Cialdini
  17. Le consolazioni della filosofia, A. de Botton
  18. Come Proust può cambiarvi la vita, A. De Botton
  19. A cosa serve la filosofia, Luc Ferry
  20. La Doppia Elica di J. Watson
  21. Lettere ad una Principessa di EULERO
  22. I bottoni di Napoleone di Le Couteur e Burreson
  23. Zio Tungsteno di Oliver Sacks
  24. Zio Petros e la Congettura di Goldbach di Doxiadis.
  25. Apologia di un Matematico di G. Hardy
  26. L’enigma dei numeri primi di M. De SAUTOY
  27. La serva padrona di Boncinelli e Bottazzini
  1. RISCALDAMENTO GLOBALE: è legato allo scioglimento dei Ghiacciai ed all’aumento di temperatura del pianeta.
  2. SOVRAPPOPOLAZIONE: il problema è connesso agli spazi a disposizione, sempre più limitati ed alle reperimento di un crescendo numero di risorse alimentari
  3. ENERGIA : strettamente legato al problema, vi è l’eliminazione dei prodotti di scarti delle risorse energetiche e l’inquinamento correlato alle risorse energetiche.

L’insieme di insoliti comportamenti, che vanno dall’incrociare le dita, al fare le corna, al ritenere che porti bene una data azione, al mangiare le lenticchie a Capodanno, al credere all’astrologia, all’oroscopo, ecc.. Tuttavia se s’indaga più a fondo sulla natura della superstizione si scoprono le relazioni che esistono tra essa ed il sistema nervoso, la ricerca di causa-effetto ed il metodo scientifico.

Esperimenti di etologia animale, che fanno capire le radici della superstizione!

  • Superstizione da ESPERIENZA DIRETTA

Allo scopo di studiare il comportamento animale, nel caso specifico PICCIONI, l’etologo SKINNER realizzò delle gabbie in cui veniva erogato un po’ di mangime, ogni volta che il soggetto studiato eseguiva un determinato compito, come quello di beccare su un dischetto di un certo colore tra diversi proposti, cosa che gli animali imparano a fare rapidamente. A questo punto SKINNER modificò il meccanismo facendo sì che il meccanismo erogasse il “premio” casualmente e frequentemente. Dopo poco egli notò che i piccioni ripetevano movimenti in apparenza strani:  chi sbatteva senza motivo le ali, chi torceva goffamente il collo, chi beccava insistentemente su certi punti della gabbia. NE DEDUSSE CHE, AVENDO CIASCUNO RICEVUTO CASUALMENTE IL PREMIO MENTRE COMPIVA QUELLA DETERMINATA AZIONE, LO AVEVA CONSIDERATO CONSEGUENZA DI QUEST’ULTIMA e siccome ripetendo l’azione a breve fosse erogato il premio, la convinzione dei piccioni ne era ulteriormente rafforzata: a tutti gli effetti i piccioni erano diventati SUPERSTIZIOSI.

  • Superstizione da TRASMISSIONE CULTURALE, cioè dal “sentito dire”

L’esperimento è ideato dal tedesco CURIO, che utilizza dei MERLI. Egli pone due Merli in gabbie contigue, in modo tale che si possono vedere tra loro, ma che ciascuno può vedere un ulteriore gabbia nascosta all’altro. Nella gabbia visibile solo dal MERLO A,  l’etologo colloca un pericoloso rapace; in quella visibile solo al MERLO B, un’innocua bottiglia colorata. IL MERLO A e tutti i successivi merli posti nella gabbia A, giustamente sono spaventati dalla presenza del rapace e manifestano mormorosamente tutti i comportamenti tipici della segnalazione di pericolo. Il MERLO B, e i suoi successori, vedono invece la bottiglia  e credono che il terrore di A è causato da questa, e si spaventano tutte le volte che la vedono. Alla fine si crea un’intera popolazione di merli che si spaventano all’apparizione della bottiglia colorata: sono diventati superstiziosi, per “errata trasmissione culturale”.

I comportamenti che sono messi in evidenza ( L’APPRENDIMENTO e la SUPERSTIZIONE) derivano da un identico meccanismo: LA TENDENZA AD INDIVIDUARE DEI RAPPORTI DI CAUSA-EFFETTO TRA EVENTI DIVERSI. QUESTA CARATTERISTICA, CHE TALVOLTA PORTA A SBAGLIARE PER ECCESSO, DISCENDE DALLA NATURA DEL SISTEMA NERVOSO E DALLA SUA EVOLUZIONE NEL TEMPO. tuttavia l’uomo possiede anche potenti strumenti critici, grazie ai quali ha saputo nel tempo costruire il mirabile edificio della conoscenza scientifica.  Ed ha sviluppato quello che chiamiamo METODO SCIENTIFICO. Si tratta di un ingente insieme di osservazioni, esperienze e metodi che lo aiutano a distinguere le associazioni causa-effetto reali da quelle illusorie ed a prendere correttamente le giuste  decisioni.

Negli animali dotati di sistema nervoso e forte la spinta a “ricercare” rapporti causa-effetto tra eventi diversi, fino a coglierli anche dove non vi sono. Infatti è stato evoluzionisticamente più utile “abbondare” nelle associazioni, piuttosto che “lesinare”.

A titolo di esempio si pensi ad un bambino o ad un animale domestico che tocca una stufa accesa e si scotta; il suo cervello registra fortemente la associazione causa effetto “stufa-scottatura”, che  d’ora in poi condizionerà ogni rapporto con le stufe; anche se,  di seguito,  in numerose occasioni la stufa sarà spenta e quindi verrà falsificata la precedente associazione, il bambino ricorderà sempre, e farà bene, quell’unico caso “positivo”. QUESTE SONO LE BASI FISIOLOGICHE ED EVOLUZIONISTICHE DELLA SUPERSTIZIONE e la spiegazione del perché sia cosi diffusa persino tra piccioni e merli.

 Rielaborazione tratta dal meraviglioso testo del prof. Danilo MAINARDI: l’animale irrazionale

Tutto è comparso con la curiosità!!  Un albero, un’ ostrica, non mostrano curiosità per il loro ambiente. Se il vento, la pioggia, le corrente oceaniche apportano loro ciò di cui hanno bisogno, sopravvivono; altrimenti se il caso porta loro, fuoco, veleno, predatori, parassiti, essi muoiono “stoicamente” e “tacitamente”, così com’erano vissuti.

 Nel corso dell’evoluzione della vita, alcuni  organismi sviluppano il “movimento”; un organismo capace di muoversi non deve aspettare con “passività” che il cibo giunga a lui, ma va alla sua ricerca.

 Nasce così l’avventura e con essa, la curiosità. L’organismo che non cerca cibo, non esplora, non s’incuriosisce dell’ambiente esterno, presto muore di fame. La curiosità diventa ben presto ”elemento di sopravvivenza”.  Via via che gli organismi diventano più complicati, i loro organi di senso si moltiplicano, diventano più sofisticati e più sensibili. Dall’ambiente esterno ricevono messaggi e stimoli che li informano sull’ambiente stesso. Allo stesso tempo si sviluppa un sistema capace di ricevere, di interpretare, di capire e di immagazzinare i dati e le informazioni raccolti dagli organi di senso. Tale apparato è il sistema nervoso. Cosa  fa un organismo con un sistema nervoso sviluppato, quando non vi sono necessità? Quando non ha bisogno di cibo e non vi sono pericoli in vista?

Dipende dalla complessità e dallo sviluppo del sistema nervoso!!!!

  • Un’ostrica entra in uno stato di torpore. Un po’ come se si addormentasse!
  • Un gatto si liscia oziosamente il pelo e non manifesta interesse per l’ambiente.
  • Un cane annusa pigramente a destra e a sinistra e drizza le orecchie per possibili suoni nell’ambiente.
  • Una scimmia manifesta un eccesso di curiosità per l’ambiente, che si denota con l’attenzione per tutte le cose che la circondano.

Da questo crescente sovrappiù di  curiosità, si lega l’intelligenza e la complessità del sistema nervoso! ! ! !

 E L’UOMO ?

È l’essere che possiede il sistema nervoso più complesso ed elaborato della Terra ed è per ciò, a tutti gli effetti, caratterizzato da un sovrappiù di curiosità e di intelligenza superiore alla norma. La curiosità, può essere usata per fini ignobili come l’intromissione nei fatti e nelle vicende intime delle persone, ma può essere anche vista come una nobile facoltà della mente umana, tant’è vero che la sua definizione è: “desiderio di sapere”.

Il desiderio di sapere quando non utilizzato ai fini pratici (ossia per la sopravvivenza) conduce alle realizzazione di opere estetiche, ed alla conoscenza pura (cioè quella per il solo gusto di sapere).

Esempi di domande riguardanti il dominio della conoscenza pura sono:

  • Quanto  è  alto  il  cielo?
  • Perché cade una pietra?
  • Perché il cielo è azzurro?

 Conoscere queste risposte non influenza minimamente le nostre faccende di vita, ma nella storia umana ci sono   sempre state persone che si sono poste questi tipi di domande, spinte dal puro desiderio di sapere!!! Il modo più ovvio per rispondere a queste domande è legarle a risposte che siano “esteticamente soddisfacenti” come:

  • Un’ispirazione delle Muse.
  • Una rivelazione proveniente dal cielo.
  • Dei che governano forze naturali

 Il desiderio di sapere o “curiosità oziosa”, porta al bisogno di trovare delle relazioni causa-effetto sulle molteplicità dei fenomeni di natura, anche quelli non legati alla sopravvivenza. Nascono così: la mitologia, la superstizione, la scienza, la filosofia.

 Prima del 600 a.C. le spiegazioni a tutte le domande che si ponevano gli uomini erano di tipo mitologico, tramandate di generazione in generazione. I miti erano racconti incentrati sugli DEI che avevano come scopo la spiegazione di fatti della vita. Tali spiegazioni sono fiorite e sono state accettate per interi millenni in tutte le parti del mondo. Un esempio di immagine mitologica è quella del DIO THOR e del suo martello. Gli uomini del Nord credevano che Thor percorresse il cielo su un carro trainato da due caproni e generasse lampi e tuoni, ogni volta che faceva ruotare il martello. In norvegese, tuono si dice torden, una parola che deriva da Tor-donn cioè il fragore di Thor. Quando ci sono lampi è tuoni, piove! Ed infatti Thor era adorato anche come Dio della fertilità per i contadini. La risposta mitologica alla domanda: “Perché piove?” era quindi: “Perché Thor fa ruotare il suo martello”. E quando arriva la pioggia nei campi spuntano i germogli. Quando erano minacciati da sventure quali la siccità o un’epidemia, gli uomini non potevano aspettare passivamente che una divinità intervenisse a salvarli. In altri termini gli uomini prendevano parte alla lotta contro il male. Questo avveniva attraverso pratiche religiose dette riti. Il più importante rito era il sacrificio. Gli uomini credevano che con il sacrificio di animali e persino esseri umani si potesse aumentare il potere di un Dio e quindi lo si potesse rendere più forte e capace di sconfiggere le forze del male. Anche i greci avevano un’immagine mitologica del mondo. Tali miti trasmessi a voce di generazione in generazione avevano come Dei: ZEUS, APOLLO, ATENA, DIONISIO ecc…verso il 700 a.C. molti miti furono raccolti e messi per iscritto da Omero ed Esiodo. A questo punto i primi filosofi greci leggono la mitologia di Omero ed iniziano a criticarla, PER LA PRIMA VOLTA SI SOSTIENE CHE I RACCONTI ERANO SOLO FAVOLE CREATE DAGLI UOMINI. SIAMO DI FRONTE AD UNA SVOLTA: NELLA STORIA DELL’UMANITÀ SI PASSA DA UN MODO DI PENSARE MITOLOGICO AD UN TIPO DI RAGIONAMENTO CHE HA COME BASI L’ESPERIENZA E LA LOGICA. L’OBIETTIVO DEI PRIMI FILOSOFI GRECI ERA QUELLO DI TROVARE SPIEGAZIONI NATURALI AI PROCESSI DELLA NATURA. Impegnandosi in questo esercizio intellettuale, i GRECI partono dal presupposto che la natura “giochi” lealmente, cioè che affrontata nel modo giusto, svela i suoi segreti, senza cambiare posizione ed atteggiamenti a metà del gioco . Più di 2000 anni dopo sono famose la frase di Einstein, che risentono del retaggio greco:

  • Dio è sottile, ma non malizioso.
  • Dio non gioca a dadi con la natura.

 Il fair-play della natura porta i greci ad elaborare leggi ed ipotesi a partire da affermazioni          assiomatiche, con l’utilizzo della sola ragione.  I primi studiosi che si occupano dei fenomeni naturali sono detti “filosofi della natura” e sono:  TALETE, ANASSIMANDRO, ANASSIMENE, PARMENIDE, ERACLITO, EMPEDOCLE, ANASSAGORA DEMOCRITO a cui seguono: SOCRATE, PLATONE, ARISTOTELE. Per quasi 2000 anni LA SCIENZA segue le indicazioni di ARISTOTELE (III secolo a.C.) formulate nella sua grande opera ORGANON. In queste opera si raccolgono ed organizzano tutte le conoscenze del tempo.

 ARISTOTELE afferma che le conoscenze sono  stabilite dall’autorità dei filosofi. I fenomeni sono spiegati sulla base del ragionamento e certe leggi, sono spiegate con affermazioni assiomatiche.  I pensatori Greci, elaborano le conoscenze, partendo da affermazioni assiomatiche (deduzione). In tal modo considerano la deduzione come l’unico mezzo per elaborare conoscenze. Anche se si rendono conto che talvolta la deduzione non è sufficiente per arrivare a dei risultati (si pensi a come stabilire la distanza tra due città, con solo i principi astratti: è impossibile, ma bisogna misurarla!). Pur essendo disposti ad osservare la natura quando è necessario, i greci si vergognano di tale necessità, ritenendo la sperimentazione inutile, credendo che il genere di conoscenza più nobile è solo quello ottenibile con l’attività mentale.  La sperimentazione inizia ad assumere un ruolo    importante con F. Bacone e G. Galilei (16°-17° secolo);  Bacone capisce l’importanza di abbandonare il modo di procedere essenzialmente teorico della scienza, ereditata dagli antichi, (ARISTOTELE) che non si basa sull’osservazione della natura e sugli esperimenti. Siamo intorno al 1620, con l’Opera “NOVA ORGANUM”

nasce il METODO SCIENTIFICO, perfezionato poi da G. Galilei, il quale capisce di mettere l’induzione al di sopra della deduzione, come metodo logico della scienza.

ANZICHE GIUNGERE ALLE CONCLUSIONI IN BASE AD UN INSIEME DI GENERALIZZAZIONI, ASSUNTE COME VERE (assiomi), IL METODO INDUTTIVO PARTE DALLE OSSERVAZIONI E RICAVA LE GENERALIZZAZIONI.

 IL METODO SCIENTIFICO

OSSERVAZIONE: È la fase in cui si raccolgono dati, si fanno misure e si organizzano tutti i dati e le misure fatte.

Ragionamento induttivo: si passa dalle osservazioni e dai dati raccolti ad un ragionamento generale

IPOTESI: In base ai dati raccolti si fa una affermazione generale o si ricava una formula fisica o matematica.

Ragionamento deduttivo: si passa da una affermazione generale ad un caso specifico

PREDIZIONE: È la fase in cui si scommette su come le cose vanno a finire se la formula è corretta.

VERIFICA: Si effettua l’esperimento, per vedere se le cose vanno come ci si aspetta che vadano.

Se l’esperimento conferma l’ipotesi vuol dire che l’ipotesi diventa CREDIBILE, ma non vera.  Einstein enuncio la frase, che può essere considerata il manifesto del metodo scientifico: nessuna montagna di esperimenti potrà mai dimostrare che io ho ragione, ma un solo esperimento potra dimostrare che io ho torto.  Una ipotesi scientifica è sempre considerata credibile, ma mai vera.

 La scienza a differenza della politica e della religione non è presuntuosa e non parla mai di certezze, ma solo di credibilità. Ed è proprio questo atteggiamento umile e di continua verifica dei fatti che ha reso il metodo scientifico la migliore tecnica per capire e scoprire il meraviglioso e curioso mondo in cui viviamo. Infine la vittoria della scienza moderna diviene completa solo quando essa non stabilisce un ulteriore principio: la libera comunicazione e collaborazione tra tutti gli scienziati. Anche se oggi una simile necessità appare ovvia non lo era per i pensatori greci e pregalileiani. Basta pensare che: i Pitagorici formavano una società segreta che teneva per se le proprie scoperte!! Tartaglia scopri un modo per risolvere le equazioni cubiche, fintanto che Cardano, tradendo la sua amicizia,  non lo rese pubblico! Oggi una scoperta scientifica non è considerata tale se viene mantenuta segreta. Il chimico inglese Boyle, un secolo dopo Cardano, insiste sull’importanza di pubblicare tutte le osservazioni scientifiche nei minimi dettagli. Inoltre una scoperta non è considerata valida, anche se pubblicata, finché almeno un altro ricercatore non ripete le stesse osservazioni, “confermandole”. La scienza diviene così,  non il prodotto di una singola persona, ma bensì di una “comunità scientifica”  

La crescita economica italiana sta rallentando da circa un decennio, ciò avviene anche per altre società industriali europee, ma con ritmi più blandi. Una delle cause più importanti di questo rallentamento è (come dicono gli economisti) l’incapacità del nostro sistema economico di innovarsi, ovvero di essere presenti in quei settori tecnologicamente più avanzati. Orbene, le innovazioni non si possono improvvisare, ma sono frutto di anni di investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica. Questo è purtroppo uno dei nostri punti deboli, in quanto siamo poco presenti in quei settori di punta che sono il volano per lo sviluppo e rappresentano vere e proprie autostrade per il futuro: microelettronica, chimica, aerospaziale, nucleare, telecomunicazioni, biotecnologie ecc.

Per certi versi, abbiamo ancora un’industria artigianale che ha i suoi punti di forza non nell’innovazione tecnologica, ma nei marchi, nelle denominazioni di origine controllata, nelle reti di vendita, nell’immagine. Per essere competitivi bisogna essere un passo avanti e questo passo lo permettono  l’innovazione, lo sviluppo tecnologico, i nuovi saperi, la cultura diffusa; in altre parole la capacità di un paese di produrre ricchezze dipende dalla sua propensione ad investire nell’istruzione, nell’università, nella ricerca e purtroppo l’Italia non brilla in tutto ciò, con la conseguenza paradossale che in un mondo che richiede sempre più intelligenze e conoscenze, noi importiamo manodopera poco qualificata e ci facciamo sfuggire i  migliori cervelli.

Come si misura la COMPETITIVITA’

Con la capacità di innovare, di proporre nuove idee, nuove soluzioni, anticipare il cambiamento. Oggi i paesi asiatici e quelli nord-europei (vedi Finlandia) investono tantissimo in quelle leve fondamentali dello sviluppo economico (ricerca, istruzione ed educazione).

Il sistema scientifico italiano (enti di ricerca, Enea, CNR) non riesce ad attrarre talenti, intelligenze e conoscenze, ingredienti fondamentali per la nostra competitività, nell’economia globale. Il paradosso è che mentre che dirige le squadre di calcio, fa il possibile per acquistare i migliori talenti, compresi gli stranieri, la stessa cosa non succede con la squadra ITALIA, che anzi si fa scappare i talenti intellettuali, che si trovano a riversare le abilità e le competenze acquisite, all’estero.

Affinché questo sistema scientifico rilanciarsi è necessario perseguire una serie di azioni come:  premiare la creatività, dare maggiore accesso ai giovani nella ricerca, eliminazione la gerontocrazia,

realizzazione di Centri di eccellenza, predisporre alla meritocrazia e non al dirigismo, con meccanismi capaci di creare una sana concorrenza; maggiore libertà di ricerca ed infine interconnessione organica tra UNIVERSITÀ – CENTRI di RICERCA – INDUSTRIA.

Solo in questo modo l’ITALIA potrà ritagliarsi un posto di prestigio in EUROPA e nel MONDO, diventando protagonista del cambiamento e gettando le basi per il benessere delle generazioni future.